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A pensar male, …

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Il 15 febbraio 1898 il Maine, corazzata statunitense, affondava a causa di una forte esplosione. Botto naturale o provocato? Poco importa. Lo squarcio era il casus belli, che permetteva agli Stati Uniti di dare inizio alla guerra ispano americana e fare di Cuba una “colonia” statunitense fino all’arrivo di Castro.

Secondo la versione ufficiale statunitense, il 2 agosto 1964, alle ore 16 locali, il cacciatorpediniere USS Maddox, mentre svolge una missione di spionaggio nel Golfo del Tonchino, è attaccato in acque internazionali da tre torpediniere nordvietnamite. Il Maddox risponde immediatamente all’attacco, supportato da quattro F8E Crusader, decollati dalla portaerei Ticonderoga, che attaccano le unità nemiche con razzi Zuni, affondandone forse una.
Per i nordvietnamiti la Maddox spara per prima e contro pescherecci.
Ancora secondo la versione ufficiale statunitense, nella notte del 4 agosto, la USS Maddox, assieme alla USSC. Turner Joy, sempre in missione di spionaggio, è nuovamente attaccata da navi militari nordvietnamite.


Se sul primo incidente pochissimi sono i dubbi in merito al fatto che sia realmente avvenuto, il secondo incidente desta subito dubbi, anche all’interno della National Security Agency, l’agenzia statunitense per la sicurezza nazionale. Una conferma è arrivata in tempi recenti, nel novembre 2005, quando la National Security Agency ha rilasciato centinaia di pagine di documenti tenuti a lungo segreti, riguardanti il presunto attacco nordvietnamita alle navi militari statunitensi nel Golfo del Tonchino. L’importante era creare l’opportunità, l’occasione per essere provocati e rispondere adeguatamente.

Non ci interessa riportare qui le “epiche” gesta degli USA nell’atto di “procurar battaglia”, come direbbe William Wallace. Ripensando a queste vicende del passato, ci viene spontaneo riflettere sul rogo di Notre Dame de Paris. Lasciar pensare ad un possibile coinvolgimento “islamico” è la cosa più semplice del mondo, con la crociata libica dietro l’angolo. Qualche legge speciale, gustificata dalla gravità della situazione, controlli diffusi, gilet jaunes sotto osservazione speciale, con alta probabilità di arresto, finanziamenti a pioggia per la difesa del paese. E, magari, indagando potrebbe saltar fuori una pista Russa, colpevole di finanziare … gli agitatori.

800000 profughi libici pronti a partire per l’Italia, obbligando Salvini ad aprire i porti per non fare la figura di Erode. Profughi che avrebbero un viaggio molto più semplice ed agevole verso la Tunisia, che da Tripoli dista solo 180 chilometri di litoranea. Ma “destabilizzare” l’Italia, lascia ancor più spazio all’ingerenza francese nell’area.

Coinvolgere la NATO è un’altra mossa relativamente semplice. Con la scusa della guerra al terrorismo (peacekeeping), si vanno così a fare gli interessi propri, punendo chi compie … crimini contro l’umanità, argomento principe per giustificare qualsivoglia tipo di intervento, salvo poi scoprirne la debolezza, o, più spesso, l’infondatezza.  Perché l’intellighenzia occidentale, oltre a farsi gli affaracci degli altri, vuole anche apparire … “buona”. “Non avrei voluto, ma mi ci hanno tirato per i capelli” e con questo … si giustifica tutto. Ed attorno ai simboli, siano essi la lesa maestà o luoghi fisici con alta componente emotiva, ci si ricompatta attorno al potere, e mai come adesso Macron aveva bisogno “d’aiuto”, con le agitazioni di piazza che hanno messo a dura prova la tenuta del massone più potente di Francia, che promette (vista la sacralità del luogo) un miracoloso rifacimento in cinque anni, che è molto meno dei tempi di restauro che erano in atto. Se ce la farà, varrà una possibile ricandidatura, sennò, la colpa sarà degli altri.

La cattedrale è caduta sotto il “fuoco” amico? Forse. L’intelligence francese sembra optare per il dolo o l’incidente e non per un atto terroristico. Una cosa è certa a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si prende.

E dal restauro alla restaurazione il passo è breve.

L’arciere