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ASSOCIAZIONI e PARTITI – Facciamo un po’ di chiarezza

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ASSOCIAZIONI E PARTITI
Facciamo un po’ di chiarezza

Troppo spesso le associazioni civiche vengono tirate in ballo, ovviamente in maniera strumentale, da esponenti politici, da amministratori locali o dai media e accusate di avere una connotazione politica definita (naturalmente da loro) o finalità diverse da quelle di una associazione di cittadini. In modo da creare confusione, sospetti e sminuire così l’operato dei civici che a volte può essere talmente attivo da oscurare chi sta nella stanza dei bottoni.
Iniziamo col dire che un aderente ad una associazione risponde solo al mandato di tutela e di promozione delle finalità citate nello statuto dell’associazione di appartenenza, che nel caso degli INSORGENTI sono le seguenti (da estratto dello statuto) :

ART. 2 – (Finalità)

1. L’associazione è apartitica, non ha scopo di lucro e svolge attività di promozione e utilità sociale.
2. Le finalità che si propone sono in particolare:
a) promuovere fra gli associati la cultura, il senso di appartenenza, la storia e le tradizioni locali
b) iniziative culturali locali ed internazionali tramite lo scambio di opinioni, di letture ed altri eventi e manifestazioni
c) promuovere il mutuo aiuto sia fra gli associati che fra persone esterne all’associazione stessa
d) impegnarsi per la sicurezza e contro il degrado del territorio

Questo scritto non è una difesa d’ufficio delle associazioni, ma solo la risposta al fastidio per il troppo frequente accostamento tra associazioni e partiti, tra attivisti (o movimentisti) e politici. Le differenze sono infatti enormi: la platea di riferimento, i poteri reali, le risorse (specie economiche) etc. etc.
Le associazioni rappresentano UNO dei modi di fare politica, quello meno condizionato dal senso di appartenenza ad un partito (da Pars: partito, fazione, parte in opposizione ad un’altra) che gioca la competizione del consenso elettorale, come democrazia richiede.
Nelle associazioni c’è anzitutto voglia di partecipare e di non subire solo passivamente i processi decisionali delle istituzioni. C’è la consapevolezza di sé, dei problemi della propria comunità e del territorio e una ferma volontà nell’affrontarli e nel condividerli con gli altri. Le associazioni sono in primis luoghi “istituzionalizzati” del mutuo aiuto e dell’advocacy e mi scuso per il termine inglese ma è difficilmente traducibile in italiano (processo politico da parte di un individuo o gruppo di persone che mira ad influenzare le politiche pubbliche e l’allocazione delle risorse all’interno dei sistemi politici, economici e sociali e relative istituzioni). E’ quindi nell’opera di essere in prima linea che si esprime un’associazione e nella capacità di rappresentare ai gruppi di potere (istituzioni, sindacati, associazioni professionali, produttori di beni e servizi etc.) i bisogni percepiti nell’attività di advocacy e mutuo aiuto. Anche una associazione può fare politica, esattamente come può farla una mailing list tematica, oppure ogni singolo cittadino che abbia gli strumenti e la capacità per farlo, come ad esempio un avvocato.

Da ciò ne si deduce che ogni valida iniziativa merita rispetto da qualunque parte provenga, e tutti parimenti ne traggono beneficio: le persone, le famiglie, i gruppi informali, i partiti, le associazioni, la società civile. L’operato di una associazione comporta reciprocità e non sterili affermazioni della propria individualità rivendicando solo primogeniture. Nel caso che chiunque assuma un’iniziativa valida, le altre parti

dovrebbero riconoscerlo senza timori o invidie di sorta. Ciò è ancor più vero se il primo è un politico o un partito e la seconda un’associazione di cittadini.
A nostro giudizio quella dell’associazionismo è una scuola di politica eccezionale. Il tema pertanto va traslato su come influire sulla “stanza dei bottoni”, quella che ha l’onere della decisione, senza partecipare a ridicoli teatrini basati su gelosie o “poltroniti acute” o addirittura alla più bieca “macelleria politica”.
Non va nemmeno confusa, per i motivi descritti sopra, l’azione associativa con quella delle classiche lobbies di stampo nordamericano poiché perseguono interessi particolari e non sociali.

Più complesso è invece il caso della partecipazione diretta di un membro di una associazione in una formazione politica perché, a tutto quanto sin qui premesso, deve poter corrispondere l’ambizione di una persona a esporsi più di quanto già non abbia fatto con una carica associativa, un sito web / mailing list, oppure con un’azione giudiziaria di rilievo pubblico. In questo caso si corrono alcuni pericoli: essere considerato come corpo estraneo dalla formazione politica di appartenenza perché le attività corrispondono troppo spesso con quelle della realtà sociale di riferimento, o, ancor peggio, essere considerato un traditore dal mondo associativo e sociale in genere. E’ un filo sottile e molto difficoltoso da seguire. Il civico è trasversale e inclusivo il partito è divisivo, sempre e comunque.

a cura di www.insorgenti.it