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E venne il giorno!

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Signori miei, ci siamo.

Poche ore ci separano dalla concessione (minima) di libertà, che non abbiamo vissuto per alcuni, troppi, mesi.

Abbiamo fatto le prove generali di cosa significa vivere in uno stato di tirannia diffusa. Tirannia eseguita e perpetrata da una classe politica che, di tornata elettorale in tornata, riesce ad abbassare sempre l’asticella della qualità e, conseguentemente, delle aspettative.

Il sistema elettorale rappresentativo delega a novecentoquarantacinque parlamentari il compito di essere esaustivi rispetto alle promesse ed agli impegni blaterati in campagna elettorale.

Lo spettacolo è molto degradante. Nel 2018 ha vinto il centro destra, ma come coalizione, ed il partito più votato è stato quindi il Cinque Stelle. A seguire i veri sconfitti (PD). La Lega ottiene il “permesso” da Meloni e Berlusconi di tentare un’azione di governo con i grillini. Poco dopo l’accordo salta ed ecco che, invocando il senso di responsabilità (frase che abbiamo sentire mille volte a giustificare azioni che non si vorrebbero, ma si debbono fare) nasce il governo giallo-fucsia ed il PD, dopo la sonora bocciatura del 4 marzo, torna a governare ed “autorizza” i Cinque stelle a dire tutto ed il contrario di tutto, tradendo (di fatto) le promesse elettorali Ma questa, politicamente, è già preistoria.

Ai giorni nostri, arriva la pandemia, che, se ha un pregio, mette a nudo tutte le inacapacità per gestire una situazione che non sia routine. Le morti non per Covid-19 (ammenochè non siano per un evidente incidente, non attribuibile al virus) sono … sospese. Vietato avere infarti o carcinomi. Ce lo dice Borrelli (protezione civile) supportato quasi tutte le sere dal premier Conte che ci dispensa DPCM come se fossero aspirine. E si che, a guardare i dati dell’ISS, i casi non sono allarmanti. C’è crisi? Si, ma di posti in terapia intensiva. Quella sanità fiore all’occhiello del bel paese, disintegrata dall’Europa che guarda più ai conti che al benessere della popolazione (vedi la cura riservata alla Grecia). Età media dei deceduti 79 anni (senza patologie pregresse il 3,8%) ma tutti con patologie, dove il covid-19 ha trovato terreno fertile. Ma di questo sento parlare pochissimo dagli addetti ai lavori.

Che strana sorte tocca a noi Italiani. Andiamo a votare, ma vien da chiedersi veramente a cosa serva. Proviamo a pensare ai premier che ci siamo dovuti sorbire, mai eletti al ruolo di parlamentari. Il Primo fu Ciampi (1993), poi toccò a Dini (1995), arriva Amato (2000), ed ecco Monti (2011), ultimo Renzi (2014). Per cinque volte arriva dal “mondo civile” il salvatore della patria.

Direte: “Ma Conte?”. L’avvocato d’Italia merita un capitolo a parte. Non chiamato, ma concordato fra Salvini e Di Maio, sembrava essere un semplice esecutore di cose decise da altri. Col secondo incarico l’atteggiamento cambia e da “miles simplicius” passa ad una presa di posizione che ha solamente colui che si crede il messia. Ma un conto è crederlo ed un altro è averne le caratteristiche. Vi rimando ad una sagace analisi di Marcello Veneziani, esaustiva dell’argomento Conte. http://www.marcelloveneziani.com/articoli/fenomenologia-di-giu-conte/

In un governo si apprezza la capacità politica, ma anche un minimo di competenza. Invece oggi si procede a colpi di Task Force. Tutto si decide con ed all’interno del comitato tecnico scientifico, di fatto abdicando dal mandato politico che si conferisce con un’elezione, per l’appunto, politica. Siamo finalmente giunti alla tecnocrazia, che di fatto toglie significato alla cabina elettorale. Mark Twain diceva: “se votare facesse qualche differenza non ce lo lascerebbero fare”. Abbiamo raggiunto il punto più basso a settantacinque anni dalla fine della seconda guerra mondiale. In democrazia c’è un assioma: la politica governa. Non la scienza. Per la scienza medica è molto più facile dire di no piuttosto che dire di si. Da noi non dovrebbe funzionare in questo modo. La scienza propone e la politica dispone. Nella più cieca incapacità, fra l’altro, vengono scelti tecnici o consulenti di prim’ordine. Ci ritroviamo un tal Burioni, invitato eccellente di molti talk show (ma non potremmo chiamarli dibattiti), che allegramente dichiara che il rischio contagio in Italia è zero (venendo puntualmente smentito), o che di fronte all’evidente successo del plasma che diventa vaccino (costo bassissimo), dichiara che di plasma non ce n’è a sufficenza e sarebbe molto meglio un prodotto di sintesi (che viene prodotto dalle cause farmaceutiche, cui sembra essere molto affezionato). Fra le prime aperture negozi di abbigliamento per bambini e le librerie. Sarà anche pensar male, ma le pile di libri del Burioni, a mio avviso, sono sospette. Anche se il ricavato è stato promesso in beneficenza.

E da qui, scivolare sull’argomento vaccini è un attimo. Sappiamo che il vaccino è inoculare il virus “depotenziato” per permettere al nostro corpo di sviluppare gli anticorpi necessari. Ma questo vale per il virus in essere, che ci viene “assicurato” cambiare di stagione in stagione, ed anche prima. Per mettere  il vaccino in produzione serve molto più tempo. Quindi quando avremo creato il vaccino per covid-19, ci troveremo di fronte covid-20. Vero è che se l’OMS spingerà per la vaccinazione mondiale. Tolti i vaccini contro tetano e poliomelite (sotto i 10 euro) tutti gli altri vaccini hanno costi che vanno dai 10 ai 96 euro. Fate voi la somma. Oggi su questo pianeta siamo circa 7.500.000.000. Sarà per questo che c’è un così forte interesse di Bill Gates alla vaccinazione con un prodotto già disponibile? Lo sapete, a pensar male si fa peccato, ma … .

Bene. Siamo pronti alla ripartenza. Ma che non si pensi che si possa tornare a quella che noi abbiamo ritenuto, a torto o ragione, essere la normalità. Le difficoltà che abbiamo assaggiato prima del Loch Down (ma non si potrebbe dire fermo totale?), sono niente rispetto al pranzo che ci verrà servito. Un’economia abituata a girare al 110%, sarà ridotta ad un’operatività che sarà, ben che vada, del 30%. Provate a pensare ad un ristorante, che abbia 50 posti, abituato a ruotarli fra le due e le tre volte. Ora dovrà ridurre la sua forza di fuoco. Ma questo non potrà che avere conseguenze sulle persone impiegate. Quanti disoccupati creerà la paura del virus? Prepariamoci ad un panorama che definire brutto è un eufemismo.

Siamo in un dopoguerra che non lascia spazio alla ricostruzione, perché non ci sono macerie. O meglio le macerie ci sono. Siamo noi.

L’arciere

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