Home Centro Studi La freccia nera – L’occidente

La freccia nera – L’occidente

349
0

Pochi giorni fa l’ex ministro delle finanze greco, Yanis Varoufakis, in un’intervento/intervista al Guardian affermava che vi sono in corso due insorgenze, che stanno forgiando il mondo
Una è l’insorgenza nazionalista i cui maggiori esponenti sono i Trump, i Farage, i Le Pen, che, secondo Varoufakis, sono una risposta mal posta, perché generano risposte conflittuali, che sfociano in populismo, razzismo, fascismo. L’altra è “l’insurrezione della tecnocrazia globale dell’establishment che ha l’unico obiettivo di restare al potere a qualsiasi costo”. L’establishment che non vuole morire, rappresentato dal “Project fear nel Regno Unito (quello per il “remain” al referendum), la Troika, Wall Street, la Silicon Valley e l’apparato di sorveglianza negli Stati Uniti”, che si!, non vuole morire, ma è in grado di dare ancora “punizioni”, ovvero sanzioni a vario livello ed intensità modulate a seconda della colpa di chi oppone resistenza al … potere.
E fin qui la “pars destruens”. L’analisi di Varoufakis lo porta ad affermare l’esigenza di una “terza insorgenza che promuova un New Deal che funzioni in maniera uguale per americani ed europei”. E prosegue … “Abbiamo bisogno di ben altro rispetto a bei principi incontaminati dal potere. Dobbiamo voler andare al potere sulla base di una narrazione pragmatica che porti speranza attraverso l’Europa e l’America per quel che riguarda posti di lavoro, case popolari, sanità e istruzione”.
E’ un po’ la riaffermazione del pensiero di O. Spengler, che nel 1910 affermava che per la nostra civiltà, ormai al tramonto, si apre solo la speranza di un radicale sovvertimento di tutti i valori (belli, ma falsi), ivi comprendendo anche il sistema politico e sociale. Un reset totale, che riconduca l’occidente a riconoscere se stesso per spingersi verso una nuova genesi.
E come potremmo non essere in totale condivisione con questo pensiero che conferma l’idealità che anima la “nostra” insorgenza. Su un argomento Varoufakis non sottoscriverebbe la nostra “Weltanschauung”. La nostra visione del mondo prevede la salvaguardia della nostra identità, della nostra tradizione, delle nostre abitudini. Sempre nel rispetto delle altre culture, ma a casa nostra decidiamo noi, perché l’accettazione del “diverso da noi” non può e non deve poter prevedere il nostro annullamento, il nostro “perderci”. E tutto questo può essere solo il frutto di un riavvicinamento fra nomenclatura e “popolo”. Ovvero, ricominciare ad ascoltare la pancia della gente. Guidare un nazione o una città deve prevedere competenza e non saccente presunzione, perché governare non può essere solo un “lavoro”, ma un onore.
L’arciere