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La Freccia Nera – Macron vs Le Pen

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Ebbene, Macron si appresta a vincere le presidenziali francesi.
Non si pensi ad un exploit della Le Pen, che auspico, ma che non vedo nemmeno probabile. I gollisti, quantomeno il loro candidato, invitano a votare Macron. Gli altri perdenti fanno la stessa cosa, intravedendo nella politica populista, sovranista, fascista (si può ancora dire?) della Le Pen un pericolo che l’ISIS e le sette piaghe d’Egitto sono un brodo leggero.
Di Macron poco c’interessa. E’ l’ennesimo esponente dello status quo. Poco avvezzo alla scena politica (ma, in questo senso si farà le ossa), deve garantire che l’Europa della UE non venga messa in discussione. E’ un prodotto di questo modo di intendere l’economia (disinteressata alle vicende dei popoli) ed in questo senso è un leader “sintetico”, che è ripetibile o sostituibile; poco importa. E’ come un seme della Monsanto: sterile.
Ma torniamo ad analizzare l’avversità che suscita la Le Pen. Populista, sovranista, fascista. Ma siamo sicuri che queste cose non ci piacciano davvero?
Populismo – atteggiamento ideologico che, sulla base di principî e programmi genericamente ispirati al socialismo, esalta in modo demagogico e velleitario il popolo come depositario di valori totalmente positivi. (Treccani)
Sovranismo – Posizione politica che propugna la difesa o la riconquista della sovranità nazionale da parte di un popolo o di uno Stato, in antitesi alle dinamiche della globalizzazione e in contrapposizione alle politiche sovrannazionali di concertazione (Treccani)
Fascismo – … è un movimento politico nato in Italia all’inizio del XX secolo per principale iniziativa di Benito Mussolini, alcune delle cui ideologie si sono diffuse in seguito anche se con caratteristiche differenti in Europa e in altri paesi del mondo. Si caratterizza come un movimento di carattere nazionalista, autoritario e totalitario, ma tale ideologia è definita ed è interpretata come un movimento allo stesso tempo rivoluzionario e reazionario. È considerato come anticapitalista, e populista sul piano ideologico, fautore della proprietà privata e della divisione della società in classi. (Wikipedia)
Lasciamo da parte l’ultimo, che richiederebbe un’analisi lunga e profonda, e concentriamo il nostro interesse sui primi due: populismo e sovranismo.
Populismo ovvero la visione del “popolo come depositario di valori totalmente positivi” e sovranismo che propone la “difesa o la riconquista della sovranità nazionale da parte di un popolo o di uno Stato”.
E’ chiaro che ci sia l’abitudine (e la Treccani non sfugge a questa logica) a definire questi concetti come demagogici e velleitari. Ma non sono più demagogici e velleitari, quando al popolo chiediamo il voto. Improvvisamente il popolo diventa adulto ed intelligente, adatto a sceglier i propri “capi”, salvo poi pentirsene, quando si rende conto che è stato eletto una banda di tagliagole.
Gli effetti della “politica intelligente” li viviamo, anzi, li subiamo tutti i giorni. E non parlo solo delle difficoltà economiche, che sono sicuramente tante, ma della insicurezza e della sensazione che ci sia la volontà di destabilizzare anche l’ultimo ostacolo che si erge contro la globalizzazione: la consapevolezza di essere ancora un popolo. Ma oggi non servono popoli. Servono masse di consumatori e per questo le radici non servono.
Rischio di ripetermi, ma abbiamo una grande responsabilità di popolo. Quella di salvaguardare le nostre specificità. Ed i movimenti populisti e sovranisti sono l’argine di popolo contro la globalizzazione, che ci obbliga ad essere antieuropeisti. Ma capiamoci bene. Non contro l’Europa, ma contro l’UE, che è rappresentata dai Macron, dalle Merkel e dagli Shultz. Tutti amici dei tanti Soros, che vogliono essere la coscienza del mondo, ovvero di quel pensiero globale che non può permettersi popoli e razze.
Quindi cominciamo a guardare con rispetto il popolo, sovrano solo per costituzione, e rivalutiamo sovranismo e populismo, che non sono brutte parole, che non sono concetti arcaici di concepire il mondo, ma una dura, cruda ed urgente necessità.

L’arciere