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Odio

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Ci siamo. E’ l’ora della verità. Il voto di domani (domenica 26 gennaio 2020) sancirà se le politiche fin qui perseguite dal governo della regione Emilia Romagna siano state apprezzate o se ci sarà un nuovo capitano alla guida.

Il nervosismo del governatore è evidente. La certezze della rielezione in Emilia Romagna, che dal dopoguerra ad oggi ha avuto una guida monocolore rossa, oggi è messa a dura prova.

Nella battaglia elettorale sono state messe in campo tutte le “divisioni” possibili: opliti (PD), fanteria leggera (le cinque liste minori) e gli iloti (sardine). Peccato, che non si veda Leonida.

Si, perché “Leonida” Bonaccini si è tenuto ben coperto. Manifesti elettorali senza simboli di partito. Il tutto giustificato dal rispetto verso le liste collegate, che non meritavano di essere oscurate dall’appartenenza piddina del candidato presidente. Balle. Il simbolo del PD rischiava di essere zavorra, ed era una zavorra pesante, perché liberarsi dei fantasmi di Bibbiano (ad esempio) non è semplice.

Ma ecco che con l’aiuto dei mezzi di informazione si può imbastire “il caso” Ferrara, dove un accadimento di bassa … Lega (mi si conceda il gioco di parole), assurge a fama nazionale (e mentre si guarda la pagliuzza, si perde di vista la trave). Non vogliamo giustificare l’accaduto, ma, nelle cose che ci avvengono intorno, c’è un’intensità, che rende un’illegittima offerta di lavoro meno grave del furto istituzionale di bambini per … denaro (attendiamo, curiosi, che la legge faccia il suo corso). I mezzi di informazione si sono accaniti contro il consigliere leghista, reo di superficialità e di essere anche il braccio destro del vice sindaco, altro personaggio inviso alla sinistra, che è sempre bella, brava, buona e politically correct.

E fin qui abbiamo parlato degli opliti. La fanteria leggera la saltiamo a piè pari, perché ci obbligherebbe a riflettere sulle mosse di “+Europa” e dell’esposto presentato in procura. Altro atto di dubbio gusto, visto che le procure hanno lavoro arretrato di ben diversa levatura, ma atto che ti fa andare sui giornali, ed un po’ di pubblicità … gratis non fa mai male.

Ed eccoci agli iloti, che, nel nostro caso, sono ben rappresentati dalle sardine. Movimento spontaneo (???) di cui si fa un gran parlare. La società civile scende in piazza per la pochezza della politica dei partiti e contro l’odio che traspare apertamente dalle parole del leader leghista Matteo Salvini. Ad ogni flash mob viene ripetuta la litania “ questo posto non si lega”. Sono apartitici, ma il collante è l’odio contro Salvini e le sue politiche non inclusive. Anche Bersani si rende conto che questo fenomeno  è “… la prova che la sinistra deve mettere in campo qualcosa di nuovo”. Finalmente qualcosa di nuovo, ma a condizione che non parli, perché, si sappia, ci troviamo (come il caso Greta Tunberg) di fronte alla retorica di più basso livello che si potesse mettere in campo. Reclamare a gran voce una politica nuova, decente, fatta da persone credibili è l’auspicio di tutti. Una cosa è certa: non fategli domande, perché, o si debbono informare (Francesca Penotti), o rispondono con un panegirico (Mattia Santori e la parabola della palla e del bambino autistico) che avrebbe messo in difficoltà anche Platone e non solo il povero Sallusti. Siamo certi che voteranno Bonaccini, perché sono un’emanazione ectoplasmatica della sinistra di governo, di cui non riusciamo più a liberarci (bocciati dal popolo, risorgono come l’araba fenice).

Una cosa è certa: loro sono contro le politiche di odio messe in campo dalla destra ed è per questo che … la odiano. La odiano a prescindere, per un eccesso di amore nei confronti di una sinistra che ha dimenticato da dove viene, non sa più che cos’è e (soprattutto/purtroppo) non ha capito cosa vuole essere, divisa fra il voler rappresentare gli ultimi ed il compiacere i primi (che nemmeno conosce). Partecipa al tavolo dei potenti, ma sempre in seconda fila; quella dei portatori d’acqua e mai nel ruolo di quelli che decidono.

Dall’odio passo quindi ad una esclamazione: oddio, pensaci tu, perché qui ci vuole un esperto. Noi, domani cercheremo di darti una mano, mandandoli a casa.

L’arciere