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Opera buffa

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Digitando “Opera buffa”, Wikipedia propone:
“Nella storia dello sviluppo dell’opera lirica, l’opera buffa si contrappose alle caratteristiche stilistiche della cosiddetta opera seria. L’opera buffa si proponeva di trasformare l’opera in un genere in cui la gente comune potesse notare una propria somiglianza con i personaggi. Dal momento che l’opera seria era un costoso intrattenimento per Re e nobiltà, l’opera buffa fu realizzata per un pubblico più normale con problemi più comuni.”

Questa settimana andrà in scena la “prima” dell’Opera Buffa a regia Giuseppe (Giuseppi) Conte. Siamo proprio di fronte alla contrapposizione con l’Opera Seria, che era il primo governo Conte, quello giallo-verde. Non siamo leghisti, o, perlomeno, non lo siamo più. Quella di oggi è un partito. La Lega che ci piaceva, con tutti i difetti possibili, era la prima. La Lega “ignorante”, quella brutta, sporca e cattiva. La Lega era un movimento trasversale, che, per dirla modernamente, era populista e sovranista. Tradita dall’agire politico dei propri vertici, più dediti all’istinto, che alla sagacia. Le storie del “Trota” sono un misero esempio, che andrebbe ascritto alla cronaca, perchè di politico non ha nulla. Storie di mariuoli, aggravate dall’avere usato la politica a fini personali. Stendiamo un velo pietoso.

Ma torniamo all’Opera Buffa. Ve lo ricordate lo streaming di Renzi con Grillo, dove quest’ultimo imputava al primo di non essere credibile e di rappresentare i poteri forti? E l’ultimo Di Maio? Giggino andava orgoglioso di non voler aver nulla a che fare con il partito di Bibbiano! E Paola Taverna, che dopo gli insulti (anche pesanti) riservati per anni al PD, ci dice, giustificando il neo governo giallo-rosso, che allora … “era un momento differente. No?”

E Zingaretti? Il 3 febbraio 2019, al convegno nazionale PD dichiara: “… Non intendo favorire nessuna alleanza o accordo con i Cinque Stelle. Li ho sconfitti due volte e non governo con loro …”. Zingaretti è colpevole. Colpevole di stupidità. La stessa che lo fa sempre sorridere. Potrebbe anche essere un atteggiamento simpatico, se non tradisse la consapevolezza di non rappresentare nessuno, perchè i ministri del Conte 2 sono tutti renziani ed uno di “Articolo Uno”. Zingaretti è un re senza popolo e senza corte. Se avesse dignità, si dimetterebbe, ma non si può mettere in campo ciò che non si ha.

Adesso inizia una nuova fase, dove l’impossibile diventa possibile, l’incompatibilità diventa una possibilità concreta di un governo, che definirlo “ratto della volontà popolare” è un eufemismo. Si amici. Questo governo giallo-rosso è un furto di sovranità, perchè, ricordiamolo, le politiche 2018 hanno sancito la vittoria della coalizione di centro-destra, al secondo posto i Cinque Stelle ed al terzo posto il PD.

Essendo una democrazia parlamentare è consuetudine che le maggioranze si cerchino in parlamento, ma non possiamo dimenticare che il PD era il partito alla guida del paese e che le elezioni hanno bocciato, senza se e senza ma. Se poi vogliamo rigirare il coltello nella piaga, ogni elezione successiva ha visto il PD (ed anche i Cinque Stelle) sempre perdenti. I seggi parlamentari rendono possibile questa nuova maggioranza (la maggioranza dei perdenti a suffragio universale), ma la costituzione offre al presidente della repubblica la possibilità di convocare elezioni, quando il parlamento non offre più la rappresentazione della volontà popolare.

Mattarella avrà la forza (o la voglia, o la libertà) di ridare dignità al nostro paese? La UE brinda al governo più di sinistra della storia repubblicana. La nuova maggioranza farà certamente i compiti a casa (compiti che per gli italiani significano lacrime e sangue).

A Salvini imputo solo il fatto di non essere stato chiaro. E’ evidente che dopo il dialogo confidenziale fra Conte e Merkel (dove si chiedeva alla cancelliera un aiuto contro il ministro dell’interno) e l’elezione di
Ursula von der Leyen (ovviamente filo tedesca) con i voti determinanti dei Cinque Stelle era d’obbligo staccare la spina. Era forse meglio chiedere un rimpasto di governo (magari liberandosi di Trenta e Toninelli, per citarne due), ma si può reimpastare il presidente del consiglio? Evidentemente no. Si pregiudica tutto “l’impianto governativo”. Nei passaggi successivi, non avrei proposto l’aggiustamento di governo (“Se i no diventano si”), perchè “il pesce … puzza dalla capa”. Le “sinistre” amicizie di Conte la discono lunga sulla sua … affidabilità. E quindi, queste cose dille chiaramente.

Quindi prepariamoci a tre anni e mezzo di stenti. Ai sopravvissuti toccherà il compito di mandarli definitivamente a casa, perchè (se non ci saranno fatti nuovi) nel 2023 il voto arriva e l’Opera Buffa avrà termine.

L’arciere