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Politica e fuochi fatui

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Avevamo il sospetto che la bagarre fra Lega, M5S e PD avrebbe portato ad un rafforzamento della prima, ma non ci aspettavamo risultati così … chiari.
Più che la politica, poté l’atteggiamento. All’indomani del 4 marzo, Di Maio ha preteso di aver vinto le elezioni. Legittimato da questa convinzione, ha cominciato a dettare l’agenda d’Italia. Con un’arroganza autoreferenziale non dovuta, ma nemmeno minimamente camuffata, ha preso il testimone offrendo alleanze a destra ed a manca, irrispettoso della volontà popolare, ma intento a porre diktat ed obblighi a tutti, dimenticando che il centro destra aveva (realmente) vinto le elezioni ed il PD era stato bocciato (realmente) dal paese.
Le elezioni friulane, che non valgono come rifacimento delle elezioni politiche, ma sono una verifica del gradimento, una conferma locale della qualità della politica romana, hanno chiaramente detto che il giocare su più tavoli non ha pagato. Il livello di gradimento ha fatto si che dal 24% delle politiche si sia passati al’11,67%. Percentuali pesanti, non giustificabili dal ponte del 1° maggio, dall’unica giornata di voto, dalla forza dei candidati, dalla valenza locale o altro. E’ una debacle pesantissima, che dovrebbe far riflettere sul da farsi e non soltanto a Di Maio e company, ma anche all’uomo del colle, perché Mattarella non potrà non tenere conto di questa deludente, ma oggettiva, performance. Un presidente che ha esplorato e fatto esplorare ipotesi reali e fantasiose, ma con un nulla di fatto nel sacco. Sembrerebbe stregato anche lui dall’uomo della provvidenza, se non fosse che facciamo fatica a credere all’onestà intellettuale di Mattarella (o chi per lui).
Grande rafforzamento per il centro destra, ma, soprattutto, per Salvini e per la coerenza e lealtà messe in campo. Non tanto la fedeltà agli alleati, ma la fedeltà al popolo che ha disegnato chiaramente l’Italia che vuole: stop a questa sinistra impopolare (contro il popolo ed i lavoratori) ed un chiaro si a chi sta dalla parte della gente. In questo disegno era previsto anche l’apporto dei penta stellati, ma l’arrogante nulla di fatto ha forse aperto la strada ad una nuova consultazione elettorale. Cosa che non ci auguriamo, perché porterebbe solo ad un rafforzamento della Lega, un ridimensionamento dei 5 stelle ed un probabile (ahimè) consolidamento o ripresa del PD, che godrebbe del reflusso elettorale di ritorno dei suoi ex elettori che dopo aver dato fiducia ai grillini, non potrebbero far altro che tornare da mamma Renzi, il vero padrone del PD, partito che in queste ore ha dimostrato di avere più anime che corpi. Comunque, alla luce dei fatti odierni, gli scostamenti o ridimensionamenti non creeranno un solo vincitore. Come in tutti i sistemi proporzionali, le maggioranze (quando non sono assolute) non nascono in cabina elettorale, ma in parlamento. Occorre non vivere nel sogno di aver vinto, ma prendere atto che occorre … mediare. Probabilmente anche sui principi. Ma su questo i 5 stelle (non la base) ci hanno abituati.
Per il futuro di questo malservito paese, basterà attendere pochi giorni ed il risultato sarà noto.
Con la politica dei due forni abbiamo scoperto che si rischia di bruciare pane e companatico. Stavolta non si può cambiare ristorante, ma lo chef si può licenziare. Cucina piatti che piacciono solo a lui.

L’arciere