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Salita al colle

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Ormai ci siamo.
Dopo il 4 marzo lo scenario sembrava impossibile da gestire.
La legge elettorale proporzionale ha garantito l’ingovernabilità. Affermazione assolutamente falsa. La governabilità non è un valore, anche e soprattutto perché garantisce che minoranze (non qualificate) prendano in mano il paese, con consensi elettorali ridicoli, lontanissimi dal poter essere rappresentativi del popolo (ammesso e non concesso che del popolo siano i paladini).
La legge proporzionale (voluta dal PD, sicuri perdenti) afferma, in politica, il diritto alla politica, ovvero di trovare quegli accordi fra partiti che hanno accompagnato il “bel paese” nella ricostruzione e nel benessere, finito con tangentopoli e la prima repubblica.
La probabilità che ci sia un accordo fra 5 Stelle e Lega è altissima. Questo mese e mezzo ha permesso ai giocatori di mescolare le carte.
Cosa è cambiato dal 4 marzo. Berlusconi ha creato le premesse della rottura degli equilibri (molto precari) del centro destra. Complice anche l’anagrafica, si è dimenticato che, chi ha votato quella coalizione, è sicuramente un elettore che vede il “rosso” come solo elemento della scala cromatica e non vede di buon occhio un’alleanza col PD. Fratelli d’Italia gioca la parte della comparsa, cosciente dello scarso peso elettorale e non potrebbe fare diversamente.
Chi esce meglio da tutto questo “casino” è la Lega. Ha dato fedeltà alla coalizione, ha dato disponibilità facendo passi indietro (che si riveleranno passi in avanti), non ha posto veti insormontabili. Di Maio ha messo in piedi diktat apparentemente insormontabili, ma dimostrando una “cattiva” volontà al dialogo. Forza Italia, per demerito del suo padre padrone, è destinata all’estinzione. Il PD meriterebbe un capitolo a parte, ma la pochezza del suo (mal) accantonato leader, dedito alla menzogna seriale, trascinerà questa compagine (che ha dimenticato da dove viene, ma soprattutto non ha ancora capito dove andare) schiava delle banche (nel senso peggiore possibile) e traditrice del popolo e della classe lavoratrice al ruolo che gli compete: opposizione sterile. Insomma, se si dovesse tornare ad elezioni chi ne uscirebbe rafforzato è sicuramente il partito di Salvini, ma non con un consenso elettorale da primo della classe.
Questo è il primato della politica. Socrate e Platone urlerebbero vendetta a queste mie parole, ma non abbiamo mai parlato di Politica con la lettera maiuscola. Dovremmo dire partitica, termine che in se non ricopre significato, perché parliamo di partiti dove il primato è dedicato alle prossime elezioni, non alle prossime generazioni. Ahimè, di statisti non se ne vedono, ne in Italia, ne nel resto d’Europa. Piacciano o meno, Stalin, Hitler, De Gaulle, Mussolini, Mao in giro non ce n’è. Gente, forse, più incline alla guerra (di offesa o di difesa), ma almeno si intravedeva un progetto.
Oggi progetti non se ne vedono, o perlomeno si intravedono piccole cose: reddito di cittadinanza, pace fiscale, flat tax, etc. Il vero progetto, trasversale a tutti ed a tutto, è il tornare padroni della moneta e questo prevede, inevitabilmente, l’uscita dall’Europa. O, perlomeno, l’uscita da questa Europa, bancocentrica e nemica dei popoli.
Questa è la rivoluzione che vogliamo. Il resto è alternanza di routine. Un abbraccio.

L’arciere