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Sardine

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È buona cosa preporre l’ascolto al pregiudizio. Diversamente, si lascia spazio ad un atteggiamento non costruttivo, dove, con arroganza, si presume, appunto, di conoscere già cosa ci verrà proposto.

In questi giorno c’è un gran vociare sull’ultimo fenomeno politico italiano: le sardine.

Quando un nuovo fenomeno sociale si affaccia alla ribalta, la mia curiosità schizza a mille e quindi si mette in moto la ricerca su motivazioni ed istanze che spingono a forme di aggregazioni alternative al sistema. Non potrebbe essere altrimenti, visto il mio passato ed il mio presente, sempre ribelle, anche se mitigato dall’età.

I metodi di “divulgazione” sono quelli che il web mette a disposizione, dove è possibile trovare, fra i tanti articoli che tentano di dare un’interpretazione del fenomeno, “Il manifesto politico delle sardine” (fonte: agi – 19:38, 21 novembre 2019).

“Cari populisti, lo avete capito. La festa è finita.

Per troppo tempo avete tirato la corda dei nostri sentimenti. L’avete tesa troppo, e si è spezzata. Per anni avete rovesciato bugie e odio su noi e i nostri concittadini: avete unito verità e menzogne, rappresentando il loro mondo nel modo che più vi faceva comodo. Avete approfittato della nostra buona fede, delle nostre paure e difficoltà per rapire la nostra attenzione. Avete scelto di affogare i vostri contenuti politici sotto un oceano di comunicazione vuota. Di quei contenuti non è rimasto più nulla.

Per troppo tempo vi abbiamo lasciato fare.

Per troppo tempo avete ridicolizzato argomenti serissimi per proteggervi buttando tutto in caciara.

Per troppo tempo avete spinto i vostri più fedeli seguaci a insultare e distruggere la vita delle persone sulla rete.

Per troppo tempo vi abbiamo lasciato campo libero, perché eravamo stupiti, storditi, inorriditi da quanto in basso poteste arrivare.

Adesso ci avete risvegliato. E siete gli unici a dover avere paura. Siamo scesi in una piazza, ci siamo guardati negli occhi, ci siamo contati. E’ stata energia pura. Lo sapete cosa abbiamo capito? Che basta guardarsi attorno per scoprire che siamo tanti, e molto più forti di voi.

Siamo un popolo di persone normali, di tutte le età: amiamo le nostre case e le nostre famiglie, cerchiamo di impegnarci nel nostro lavoro, nel volontariato, nello sport, nel tempo libero. Mettiamo passione nell’aiutare gli altri, quando e come possiamo. Amiamo le cose divertenti, la bellezza, la non violenza (verbale e fisica), la creatività, l’ascolto.

Crediamo ancora nella politica e nei politici con la P maiuscola. In quelli che pur sbagliando ci provano, che pensano al proprio interesse personale solo dopo aver pensato a quello di tutti gli altri. Sono rimasti in pochi, ma ci sono. E torneremo a dargli coraggio, dicendogli grazie.

Non c’è niente da cui ci dovete liberare, siamo noi che dobbiamo liberarci della vostra onnipresenza opprimente, a partire dalla rete. E lo stiamo già facendo. Perché grazie ai nostri padri e nonni avete il diritto di parola, ma non avete il diritto di avere qualcuno che vi stia ad ascoltare.

Siamo già centinaia di migliaia, e siamo pronti a dirvi basta. Lo faremo nelle nostre case, nelle nostre piazze, e sui social network. Condivideremo questo messaggio fino a farvi venire il mal di mare. Perché siamo le persone che si sacrificheranno per convincere i nostri vicini, i parenti, gli amici, i conoscenti che per troppo tempo gli avete mentito. E state certi che li convinceremo.

Vi siete spinti troppo lontani dalle vostre acque torbide e dal vostro porto sicuro. Noi siamo le sardine, e adesso ci troverete ovunque. Benvenuti in mare aperto.

“E’ chiaro che il pensiero da fastidio, anche se chi pensa è muto come un pesce. Anzi, è un pesce. E come pesce è difficile da bloccare, perché lo protegge il mare. Com’è profondo il mare”.

Ho riletto più volte lo stringato documento e vi invito alla lettura per coglierne, assieme, l’essenza che … NON c’è.

Tutto si riassume nelle prime nove parole, che li etichetta indelebilmente. Le “sardine” non sono populiste, collocando il “movimento non politico e trasversale” politicamente a sinistra. E faccio fatica a non definire banali tutte le ovvietà che completano il documento. È tutto molto velleitario e farcito di luoghi comuni, che possono anche essere condivisibili (Amiamo le cose divertenti, la bellezza, la non violenza (verbale e fisica), la creatività, l’ascolto), ma non costruiscono niente e, soprattutto, non forniscono nessuna proposta e nessuna indicazione su cui riflettere.

Temo che si sia di fronte a “flash mob” che ricordano il naturismo di Greta Tumberg. Sono “prodotti” utili a catalizzare l’attenzione su aspetti sociali globali, che si sviluppano e muoiono quando non più utili all’idea mondialista, che batte i rintocchi delle nostre vite e passa sempre sulla tolda del “Britannia”. Mentre si guarda la piazza, nei palazzi del potere, quello vero, si fanno passare il MES o trattati internazionali come il CETA.

E, per dirla tutta, non credo alla spontaneità di questi movimenti … spontanei. Nulla si muove che (da qualche parte) non si voglia. Funzionali a chi ed a cosa? Probabilmente a “sostituire” un Movimento 5 stelle in caduta libera di idee e di leadership ed in assenza di un PD (o Italia viva) in gradi di re-intercettare il consenso in fuga. Nelle sardine (a parte l’antipopulismo militante, che da solo non dice niente) mancano le une e l’altra. Anche a me piacciono le cose divertenti, la bellezza, etc., ma, ogni mattina, comincia la vita reale, che queste cose contempla, ma solo come svago. Troppa fantasia al potere rischia di far male. Ma, come tutte le indigestioni, prima o poi, passa.

“A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”. Che sia chiaro: non siamo tutti Gretini.

E di una cosa sono certo. Le sardine finiscono sempre in scatola.

L’arciere