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Storie INSORGENTI

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di Alberto Ferretti

Nel 1675 la Russia meridionale (attuale Ucraina) è minacciata dai Turchi dell’impero ottomano che vorrebbe invaderla, ma a sud vi è una barriera formata da impavidi e valorosi guerrieri, sono i cosacchi dell’armata dello Zaporožje (“oltre le rapide”), abitanti le terre attraversate dal fiume Dnepr nell’odierna Ucraina meridionale. Le forze dei Turchi Ottomani si infrangono in battaglia contro questi clan di uomini liberi che non si vogliono arrendere e gli infliggono sanguinose sconfitte sul campo.
Il sultano turco Maometto IV decide quindi di scrivere una lettera ai capi delle milizie cosacche chiedendo la loro sottomissione. Ecco un riassunto della lettera:

In quanto sultano; figlio di Maometto; fratello del Sole e della Luna; nipote e viceré per grazia di Dio; governatore del regno di Macedonia, Babilonia, Gerusalemme, Alto e Basso Egitto; imperatore degli imperatori; sovrano dei sovrani; cavaliere straordinario e imbattuto; fedele guardiano della tomba di Gesù Cristo; fido prescelto da Dio stesso; speranza e conforto dei Musulmani; grande difensore dei cristiani — Io comando a voi, cosacchi dello Zaporožje, di sottomettervi a me volontariamente e senza resistenza alcuna, e cessare di tediarmi con i vostri attacchi.

—Il sultano Turco Mehmet IV

Ma il tono autocelebrativo della missiva e la ripetuta proclamazione del proprio mandato divino suscitano però la sarcastica reazione dei fieri cosacchi, che gli rispondono con insulti e derisioni: la selvaggia libertà del cosacco che “riconosce solo il cavallo sotto di lui e il Signore sopra di lui” (il suo Atamano).
Questa è la celebre risposta dei Cosacchi di Zaporožje al Sultano, magistralmente dipinta su tela dal pittore Ilya Repin mentre viene vergata (foto):

I cosacchi dello Zaporožje al sultano turco
Tu, diavolo turco, maledetto compare e fratello del demonio, servitore di Lucifero stesso. Quale straordinario cavaliere sei, tu che non riesci ad uccidere un riccio col tuo culo nudo? Il diavolo caca e il tuo esercito ingrassa. Non avrai, figlio d’una cagna, dei cristiani sotto di te, non temiamo il tuo esercito e per terra e per mare continueremo a darti battaglia, sia maledetta tua madre.
Tu cuoco di Babilonia, carrettiere di Macedonia, birraio di Gerusalemme, fottitore di capre di Alessandria, porcaro di Alto e Basso Egitto, maiale d’Armenia, ladro infame della Podolia, “amato” tartaro, boia di Kam’janec’ idiota del mondo e dell’altro mondo, nipote del Serpente e piaga nel nostro cazzo. Muso di porco, deretano di giumenta, cane di un macellaio, fronte non battezzata, scopati tua madre!
Ecco come gli Zaporozi ti hanno risposto, essere infimo: non comanderai neanche i maiali di un cristiano. Così concludiamo, visto che non conosciamo la data e non possediamo calendario, il mese è in cielo, l’anno sta scritto sui libri e il giorno è lo stesso da noi come da voi. Puoi baciarci il culo!

—L’Atamano Koshovyi Ivan Sirko, con l’intera armata dello Zaporožje