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La Francia, gli odiati fratelli d’oltralpe, ha scoperto di avere un problema non indifferente: Macron.
I “giubbetti gialli”, scatenati dal caro carburante, stanno dando voce ad una protesta, che ha atteso tempi troppo lunghi per trovare sfogo e trasformarsi in un urlo contro.
Contro ingiuste politiche fiscali.
Contro politiche che hanno impoverito tutti i popoli europei.
Contro l’euro, che, da moneta comunitaria, si è trasformata in strumento e metodo di governo.
Contro le politiche di sostituzione etnica delle popolazioni occidentali.
Contro la volontà di invadere l’occidente, per sconfiggere definitivamente le uniche ed ultime sacche di resistenza ai poteri forti.
Bene. Noi siamo a favore di tutti questi “contro”. Non fosse altro, che quei contro sono espressione della volontà (popolare) di non farsi passare sulla testa ogni cosa.
Perché, da qualche tempo, stiamo assistendo, volenti o nolenti, al fenomeno del “voto tradito”. In Francia come in Italia. Macron ha razziato tutti i voti utili a fare argine all’avanzata della Le Pen, pescando fra elettori moderati e meno moderati. Tutti, comunque, convintamente … antifascisti, che resta l’ultimo collante contro populismo e sovranismo.
Con tutto a favore, risorse economiche e mezzi di informazione, il controllo delle masse è agevole, ma poi si esagera e la pattuglia di chi vuol stare fuori dal coro, aumenta.
In Italia, per tornare ad argomenti nostrani, si è voluto dar seguito alla sperimentazione che ha visto come prima cavia la Grecia, dove, i cosiddetti poteri forti, hanno eliminato politicamente Varoufakis (ministro dell’economia non allineato)per lasciare al governo del paese uno Tsipras, che “diligentemente” ha consegnato il paese (ed il futuro) dei Greci nelle mani dell’Europa (si dice Europa, ma si legge BCE).
Magari rischiamo di apparire ripetitivi, perché in quasi tutti i nostri interventi ce la prendiamo con la BCE. Non lo faremmo se la BCE fosse la banca degli europei, mentre è, invece, un’istituzione impopolare che, dopo il furto delle monete dei paesi sovrani , ha invaso il mercato finanziario con l’euro, che non è più una moneta, ma un preciso metodo di governo europeo, essendo strumento privato e transnazionale. Da panacea di tutti i mali, si è rivelato strumento utile a giustificare le politiche neoliberiste delle privatizzazioni, che altro non sono che lo smantellamento, sistematico, del “welfare state”. Welfare state che è proprietà degli stati e conquista dei popoli, indirizzati (ora) verso una nuova plebeizzazione, che cancella di fatto tutte le conquiste sociali di questi ultimi secoli. Ce l’hanno detto a più riprese: il lavoro fisso è noioso; dobbiamo rinunciare a quote di sovranità per cederle a livello comunitario; lavoreremo un giorno di meno, ma sarà come se lavorassimo un giorno in più. Tutte balle. Ci presentano l’euro come unica soluzione ai problemi, mentre è esso stesso il problema, visto che tutte le cose che ci potrebbero accadere uscendone, avvengono tutte e quotidianamente rimanendo all’interno del suo sistema.
Sia chiaro. I giubbetti gialli non sono la soluzione, ma il sintomo. Il malessere è tanto e ci dispiace, ma potrebbe essere la scintilla di un risveglio popolare e … sovrano. Dalla scintilla al rogo il passo è breve. Attendiamo, pazientemente, l’incendio.

L’arciere